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CANNONIERA FRECCIA di Pellegrini Carlo

Il progetto di queste motocannoniere convertibili venne preparato nel 1963, con lo scopo di eliminare tutte le carenze emerse durante il periodo di valutazione della MC 491 e la costruzione venne affidata ai cantieri navali di Riva Trigoso e Monfalcone. Le due unità nell’aspetto differivano in maniera evidente da quelle realizzate nell’Arsenale di Taranto, presentando un profilo diverso dello scafo e una diversa conformazione della sovrastruttura, replicandone nel complesso le caratteristiche, con i necessari miglioramenti apportati in seguito all’esperienza conseguita sulla MC 491.

Le due unità navali la cui costruzione venne annullata avrebbero dovuto essere realizzate nei cantieri Tosi di Taranto. Soltanto il Dardo venne impostato il 10 giugno 1964, ma non venne mai varato. La costruzione delle due unità venne definitivamente annullata nel 1972.

L’apparato motore di queste motocannoniere, su tre assi, comprendeva una turbina a gas e due motori Diesel in configurazione CODAG, con eliche a passo variabile; fu il secondo esempio di utilizzo di turbina a gas dopo quello sulla classe Lampo, con i suoi motori Diesel Fiat x 1832, uno per ogni linea d’asse laterale, sviluppavano ciascuno una potenza massima di 3600 hp e 2750 CV di potenza continua.

Le unità con i soli motori Diesel potevano raggiungere una velocità massima di 27 nodi, mentre con i due motori Diesel e la turbina a gas, nello specifico una Proteus Marx 1276 che agiva sull’asse centrale, la velocità massima era di 39 nodi con spunti di velocità, con carico normale, di oltre 40 nodi.

I motori Diesel agivano sulle eliche mediante l’interposizione di un dispositivo per la variazione del passo delle eliche e permettere di sfruttare al massimo la potenza dei motori Diesel in ogni condizione operativa. Le variazioni di velocità e l’inversione di moto venivano ottenute agendo a distanza su un solo organo di regolazione e manovre per ciascun motore. L’autonomia, con sola propulsione Diesel era di 900 miglia a 26 nodi                                     Le unità sono state inizialmente dotate di radar di navigazione e di scoperta di superficie S.M.A. 3N10 sostituito dal radar AN/SP-21 e a partire dagli anni settanta dal radar 3ST-7/250. Solo su Nave Saetta venne imbarcato il radar di scoperta di superficie Selenia RTN 150 per il sistema Nettuno

L’armamento poteva includere cannoni da 40/70 mm e/o tubi lanciasiluri da 533 mm in diverse configurazioni, che potevano essere modificate, passando da una configurazione all’altra, con poche ore di preavviso. In tutte le configurazioni l’armamento principale era costituito da una o più mitragliere 40/70 mm con alimentatori di caricamento automatici, il cui volume di fuoco consentibile era di 270 colpi al minuto per canna, asservite a una colonnina di punteria generale di tipo giroscopico a punteria ottica e/o radar.

L’armamento di tipo convertibile si basava sulle seguenti versioni:

Motocannoniera
  • 3 cannoni singoli da 40/70 mm
  • 2 cannoni singoli da 40/70 mm; 1 lanciarazzi da 105 mm
Motosilurante
  • 1 cannone singolo da 40/70 mm; 4 tubi lanciasiluri tipo Bargiacchi collocati nella zona di centro-poppa[1]
Motocannoniera/Motosilurante
Vedetta antisommergibile
Posamine
  • 1 cannone singolo da 40/70 mm; 8-14 mine da fondo, sistemate su carrelli a perdere e sganciabili a poppa per mezzo di due ferroguide

 

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